GoodFellas

Unconventional street instagrammers

Utilizzare un canale come Instagram per produrre foto di qualità non è facile, però, i GoodFellas ci sono riusciti. Non solo le loro foto sono di grande valore ma hanno anche il merito di essere social. Rapidi e veloci, i GoodFellas ci dimostrano come, anche nell’era delle foto scattate da tutti e disponibili gratuitamente per tutti, si possa essere bravi, molto bravi. Abbiamo fatto loro delle domande per capire cosa si nasconda dietro l’utilizzo di Instagram e cosa gli abbia spinti a diventare dei social reporter.

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Chi sono i GoodFellas?

I GoodFellas sono un gruppo di fotografi che si sono conosciuti attraverso Instagram e che cercano di portare qualità in un social che, soprattutto all’inizio, aveva ben poca qualità. I fondatori sono tre Raffaele Cavicchi, Giulio Giacconi e Giovanna Taddei.

Siete davvero dei “bravi ragazzi”?

Il nome ci è venuto in mente proprio per andare contro il classico stereotipo degli Italiani all’estero. Infatti, a differenza dei famosi “GoodFellas” noi lavoriamo correttamente e seriamente e tutti i numeri che abbiamo sui vari social sono “nostri” senza nessun aiutino!

State riscuotendo parecchio successo, e non solo su Instagram: cos’è che richiama tanto interesse sulla vostra attività?

L’interesse sulla nostra attività è dovuto soprattutto alla nostra velocità! Lavorando più o meno tutti con fotocamere con il wifi direct, riusciamo a scattare, post-produrre la foto sul telefono e inviare la foto al cliente, praticamente in tempo reale. Questo serve soprattutto quando ci chiedono live coverage di eventi, concerti, sfilate, e le foto servono immediatamente.

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Oggi Reflex e super attrezzature sono a disposizione di tutti: ma è possibile lavorare con il mobile?

Sì è possibile lavorare con il mobile, soprattutto quando non è necessaria una grande risoluzione della foto, ovvero nei casi in cui non serva stampare la foto, ma venga utilizzata soprattutto sui canali social.

The Sartorialist ha dato il via ad un fenomeno: vi sentite parte di esso?

In realtà, noi non facciamo solamente street style, è riduttivo essere parte solo di quel fenomeno. Lo street style ci ha dato molta visibilità perché abbiamo lavorato per blog e riviste importanti, ma poi abbiamo spaziato un po’ in tutti i campi della fotografia.

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Fashion photography: cos’ha di speciale la strada rispetto alla passerella?

Lo street style a differenza delle passerelle piace di più perché coglie le persone “fashion” in maniera più spontanea, magari, mentre arrivano ad una sfilata, ad un party, così che la gente possa copiarne lo stile.

Quali sono i vostri soggetti preferiti?

Fra tutto, quello che preferiamo di più è la street photography e gli street portrait ovvero i ritratti non convenzionali.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Cerchiamo di essere sempre più visibili e di far capire ai clienti che si possono aver dei gran risultati anche utilizzando metodi fotografici unconventional.

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Che opportunità dovrebbero cogliere i giovani, al giorno d’oggi?

Con internet e i vari social i giovani dovrebbero cercare di inventarsi qualcosa sfruttando questi canali che i “vecchietti” non sanno ancora utilizzare bene.

Puoi sfidare “all’ultimo sangue” qualcuno a suon di click. Chi sfideresti?

Sfiderei sicuramente Scott Schuman l’inventore di The Sartorialist perché, personalmente, lo street fashion è il genere fotografico che preferisco.

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